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mercoledì 5 giugno 2013

QUANTO TEMPO?


Quanto tempo c’è?
Me lo chiedo spesso.


Per uno come me che predica l’efficienza, la chiarezza di intenti, la velocità questo è un quesito che ritorna a galla, per quanto tu tenti di affogarlo come si fa con l’alcol e con un brutto sentimento.
Quanto tempo c’è prima che sia troppo tardi?
Quanto tempo c’è, e per contrappunto, quanto veloce devo andare?
Si, perché la velocità è una di quei salatini che ti arrivano sempre quando sei assetato di tempo
E poi la velocità sarà buona o cattiva.
Amica o nemica?
Perché le olive del mio albero ci mettono sempre lo stesso tempo per nascere, crescere e maturare?
Rifletto e gusto questo pensiero come un si fa come con un cioccolatino.
Mi si scioglie in bocca e mi rimane il dubbio se in tanta scioglievolezza non rimanga un osso duro in fondo.
In natura tutto ha il suo tempo.
La sua velocità.
Sempre quella.
Puoi pregare e disperarti. Strapparti un braccio e bestemmiare. Blandire il destino e fare il ruffiano.
Sono sempre nove i mesi della gestazione.
Condannati a rispettare i tempi.
Sollevati dalla responsabilità di accorciarli.
E lo spermatozoo più veloce?
Il falco pellegrino?
La mosca quando scappa dallo schiaffo mortale?
Già. La velocità è un sottoprodotto.
Una necessità sociale.
Un prodotto della competizione.
Che ti rende più facile la vita, come al ghepardo o allo struzzo.
E che a volta presenta un conto.
Guardo dalla finestra della palestra.
Un luogo fintamente lenta ma magistralmente veloce.
Un tempio della finalizzazione degli sforzi umani.
Parcheggia una renault kangoo.
Un’auto che si può attrezzare per portare anche una sedia a rotelle.
Come questa.
Scende una signora che lascia tutto sul sedile.
Borsa, chiavi, giacca.
Deve scendere e aprire la portiera scorrevole opposta.
Deve aprire il portellone dietro.
Deve scaricare una pesante carrozzina a cui attacca delle pedane per appoggiare i piedi di chi dovrà usarla.
Deve prendere di peso la bambina ormai adulta che non si muove se non per fare vagare lo sguardo tra lo sperso e il divertito.
Uno sguardo che è un miliardo di chilometri dalle saune, dai pesi, dalle barrette dietetiche.
In un pianeta tutto suo.
Il pianeta delle carrozzine e delle mamme stanche.
Mamme ormai più piccole di quelle piccole bambine cresciute ed immobili.
Mamme lente.
Costrette ad essere lente.
Che vanno alla velocità del cuore.
Del loro.
Deve sistemare la bambina e legarla con delle cinghie perché non cada.
Deve mettere nella borsa dietro allo schienale tutto ciò che le servirà.
Una serie di oggetti che non distinguo e che ad oggi ho avuto l’immeritata fortuna di non dovere usare.
Deve richiudere l’auto dopo aver raccolto le sue cose.
E adesso spingere.
Spingere sopra i marciapiedi, tra le auto parcheggiate male e le crepe del cemento.
Una mamma lenta.
Costretta ad essere lenta.
Che va alla velocità del cuore di chi ha parcheggiato male e di chi non si prende cura di tenere a posto il marciapiede.
Sono passati 20 minuti.
20 minuti solo per scendere da un auto.
Provo per quella donna la stessa ammirazione che provo per il Dalai Lama.
Quella bambina ha avuto il suo pezzettino di fortuna in mezzo a tanta vita dura.
Non so come farei.
Prego Dio di tenermi una mano sul capo e una sulla spalla dovesse succedermi qualcosa del genere.
20 Minuti.
Non mi sono allenato.
Finisco qui.
Per oggi può andare a farsi fottere anche l’allenamento.
Andava in onda una lezione più importante sul canale che si vede dallo spogliatoio.
Mi è sembrato di capire qualcosa.
Si corre quando si può perché a volte non puoi più.
Si corre perché oggi si e domani forse.
Si corre perché non sappiamo né quando né come.
Si corre perché da allenati si può anche andare piano ma non viceversa.
Si corre per non dovere avere il rammarico di dire che non avevi almeno provato.
Si corre perché prima o poi dovrai rallentare, se non per te, per amore di qualcun altro.
Si corre perché quando il cuore chiama ci si deve fermare.
Quanto tempo c’è?
Troppo poco se stai alla finestra, troppo se spingi sul marciapiede.


venerdì 22 marzo 2013

Mi rendo conto, e voi vi rendete conto ?

L’altro giorno ho avuto un flashback… quando rivivi un momento del passato, come se accadesse proprio ora.
Mi sono fermato a bere un caffè in un bar.
Mentre sorseggiavo il caffè, ho visto una ragazza entrare. In realtà non l’ho vista veramente: era soltanto un ricordo.
Diversi anni fa, infatti,  in quello stesso bar avevo bevuto un aperitivo con una ragazza bellissima.

Ricordo distintamente le sensazioni che provavo mentre la aspettavo, l’ansia e l’eccitazione. Mi sembra nuovamente di vederla entrare, bella e sorridente, e di chiedere a me stesso “possibile che sia qui per me?”. Non ci credevo. Non pensavo di essere all’altezza di così tanta bellezza. Erano le mie insicurezze che insinuavano il dubbio…

Nonostante tutto, ero ancora pieno di insicurezze. Sono all’altezza? Ce la farò? Sono abbastanza bello, simpatico, intelligente, forte…? Quella ragazza era soltanto l’ennesimo dubbio. L’avevo conosciuta la settimana precedente, dopo una breve conversazione mi ero buttato, invitandola per un aperitivo.

 mi sorprese. Senza nemmeno pensarci un attimo rispose di sì.

Ero sicuro che non si sarebbe presentata. E invece eccola lì, bellissima, e tirata da gara per me… Non potevo crederci!
 Insomma, ne avevo già fatte parecchie di cose che avrebbero dovuto darmi sicurezza, ma ero ugualmente emozionato e insicuro. Come siamo strani, noi umani. Facciamo cose straordinarie tutti i giorni, eppure siamo sempre dubbiosi delle nostre capacità, del nostro valore.

Sono davvero convinto che siamo tutti straordinari ma, a volte, sono il primo a dimenticarmelo. Forse lo fai anche tu, non so.

Ricordo che tempo fa un imprenditore, uno che si è davvero fatto da solo, mi disse che nella sua vita la cosa più difficile era stata cambiare il proprio modo di pensare. Avendo un background in PNL aveva usato la parola “convinzioni”.
Io la penso come lui. Le abilità, le skills, si possono imparare, ma se non cambi il modo di vedere le cose il mondo sarà come prima. È la percezione della realtà che determina come viviamo e quanto siamo felici e soddisfatti.
Non sono i soldi, e nemmeno le belle ragazze che vengono a bere l’aperitivo con te, che fanno la differenza.
 Mi sono persino superato, arrivando a sposare una donna straordinaria, altro che aperitivo!
Non ci sono riuscito grazie a un’intelligenza superiore (che non ho), o altre doti. Sono una persona normale, quindi straordinaria. Come te.
Grazie alle mie esperienze, alla PNL, al Coaching e alle Dinamiche a Spirale e al lavoro su me stesso, ho capito meglio come funziona la mia mente e sono riuscito ad andare oltre i miei dubbi. Soprattutto quelli infondati.

Ti dico la verità: i dubbi tornano.

Meglio così, almeno non ci montiamo troppo la testa.
Ma rendersi conto che sei molto più delle tue paure e dei tuoi dubbi, aiuta. Non hai idea di quel che puoi fare veramente. Lo ripetiamo spesso. Forse troppo spesso, e sembra una frase fatta.
 Ma non è così.
Credimi, io e te ne siamo una prova vivente.