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sabato 14 dicembre 2013

IL TEMPO: QUESTO SCONOSCIUTO

Se c’è una cosa giusta a questo mondo, quello è il Tempo!

Tutti abbiamo a disposizione 24 ore in una giornata, 86400 secondi per sfruttare il Tempo al meglio.

In questo abbiamo fatto negli ultimi cinquant’anni, una grande esperienza.
tempo-3

Quegli 86400 secondi vengono fagocitati dalle esigenze e dai bisogni di tutti, tranne.. che i propri. Che vengono puntualmente trascurati alimentando sentimenti di frustrazione, insoddisfazione, malumore, ansia..

Come fare allora per riprendersi un pò del proprio tempo e dedicarlo a se stessi?

1. Il primo passo è definire cosa di quello che fai è davvero importante e cosa urgente.In PNL si impara il concetto di urgenza vs importanza. Puoi approfondire questa meravigiosa disciplina cliccando




Potresti accorgerti che ti metti addosso priorità e urgenze che esistono solo nella tua testa. Se sei donna ti dico per esempio: restare al telefono mezz’ora per consolare l’amica che ha litigato con il fidanzato è importante e urgente? Andare a fare la spesa tutti i giorni al supermercato, perchè il bambino mangia il prosciutto solo se è tagliato di fresco e mio marito odia il pesce surgelato, è importante e urgente?
Ridefinisci quelle che sono le priorità e riorganizza la giornata in quel senso

2. Il secondo passo è quello di non lasciarsi usare. Ci sono persone che sono delle vere e proprie sanguisughe in fatto di tempo. Ti cercano solo se hanno bisogno, ti chiedono continuamente favori, tendono a farti sentire in colpa se non assecondi i loro bisogni. Chi sono? Datori di lavoro troppo esigenti, colleghi pronti a delegare, mariti e/o mogli che si defilano quando si tratta di darti una mano, figli che sfruttano la loro condizione di esseri amati oltre ogni dire… :-)
Impara a dire no! All’inizio può risultare davvero difficile ma come tutte le abitudini, basta iniziare e impegnarsi un poco e vedrai quali risultati strepitosi è capace di generare un no ben detto! Le cose sono due: o si aggiustano da soli e non chiedono più oppure vanno a chiedere a qualcun’altro ma in ogni caso il tuo problema è risolto.

3. Il terzo passo è quello di fare bene i conti. Fai un bilancio del tempo che dedichi agli altri e quello che dedichi a te stesso/a. Ricorda la regola che più sei disposto a dare, più gli altri chiederanno. Della serie, dai il dito e si prenderanno il braccio. Per cattiveria? No, semplicemente perchè li hai abituati così!
Scrivi su un foglio l’elenco delle cose che fai per gli altri e quelle che fai per te e guarda dove pende la bilancia. Cosa puoi fare per bilanciarla? Impara a mettere delle regole, rispettale e falle rispettare. Regole per te e per gli altri. Qualcuno mi aiuta ad apparecchiare, i ragazzi riordinano la loro stanza, il marito passa l’aspirapolvere,la moglie lava i piatti, le telefonate con gli amici max 10 minuti e spunta fuori un’ora serale tutta per me, ogni giorno. All’inizio può sembrare tutto innaturale ma quando avrai iniziato a coglierne i benefici, sarà facile adattarsi.

4. Il quarto passo è conoscere la Legge di Pareto. Questa è la teoria dell’80/20. Significa che sarà solo il 20% di quello che fai che ti permetterà di ottenere l’80% del risultato. In pratica potrebbe significare che solo il 20% delle cose che fai per i tuoi figli sono realmente necessarie per soddisfare il loro bisogno d’amore, ad esempio. E solo il 20% del lavoro che produci quando sei in ufficio concorrerà all’80% dei risultati che ottieni a livello professionale.
Ricordalo la prossima volta che deciderai di restare in ufficio oltre l’orario per finire quel lavoro che ritieni importantissimo..

Questi quattro passi sono dei dogmi? Assolutamente no!

Ma sicuramente rappresentano i presupposti base per organizzare al meglio il tuo tempo, e quindi vivere meglio.
Approfondisci meglio come gestire la tua vita in ogni area cliccando

 

giovedì 12 dicembre 2013

4 PUNTI CHIAVI PER VIVERE BENE

Le quattro regole per Vivere Felici
1. Responsabilità
2. Proattività
3. Acutezza sensoriale
4. Adattabilità

Dalle esperienze congiunte (oltre settant’anni al servizio di
persone che volevano raggiungere obiettivi specifici) abbiamo
distillato quattro regole, quattro condizioni che debbono
essere soddisfatte affinché possiate Vivere Felici.



La prima regola per Vivere Felici è la responsabilità.
La verità nuda e cruda è che voi siete responsabili dei risultati
che ottenete. Questo non significa addossarsi la colpa di
tutti i propri problemi, né rifiutare l’aiuto che si riceve
lungo il cammino. Significa semplicemente che dovete
smetterla – smetterla sul serio – di aspettarvi di essere il
destinatario passivo del cambiamento.
A volte il cambiamento è un lavoro di squadra vostro e della
persona che in quel momento vi sta facendo da guida, da
coach o da mentore. Altre volte è un lavoro solitario, anche
se avrete il supporto di risorse come questo libro. Ma
soprattutto, essere responsabili significa: nessuno può farlo al
vostro posto. Lo dovete comprare voi, il libro; trovarlo voi,
il vostro coach; decidere voi quali direzioni e quali obiettivi
perseguire; e pensare voi stessi a un piano. Spetta a voi
diventare l’agente del vostro stesso cambiamento.

DOMANDA DI RIFLESSIONE:
Quanto vi ritenete responsabili per le esperienze,
positive o negative che siano, della vostra vita?


La seconda regola per Vivere Felici è la proattività.
Le persone più naturalmente inclini a Vivere Felici sono
quelle più orientate all’azione. Il genere di persona che, una
volta deciso cosa vuole e come ottenerlo, deve assolutamente
darsi da fare. Per contro, i pessimisti e i depressi sono
spesso inclini all’inazione. Se è vero che talvolta è necessario
prendersi del tempo per riflettere, riposare e recuperare
le energie, è pur vero che il lasciarsi andare, l’abbandonarsi
in attesa che qualcosa o qualcuno ci venga a salvare non è
mai accettabile.

DOMANDA DI RIFLESSIONE:
Quanto sei proattivo? Potresti esserlo di più,
se le ricompense fossero più grandi?


La terza regola per Vivere Felici è l’acutezza sensoriale.
Molte delle scoperte più straordinarie della PNL sono state
possibili grazie alla capacità di prestare attenzione e di
rispondere senza preconcetti a ciò che si stava osservando.
Negli anni, molte delle persone che si occupavano di salute
e benessere – e tra queste anche gli psicologi – si sono
fregiate di essere imparziali osservatori dei comportamenti
umani. Non era così. All’inizio degli anni Settanta, gli
psicologi si facevano la guerra per stabilire quale fosse il
“giusto approccio” alla psicoterapia. Dozzine, se non centinaia
di scuole diverse lottavano per la supremazia. La cosa
interessante è che nessuna di queste produceva risultati.
Nessuno era davvero in grado di risolvere i problemi dei
propri pazienti, ma la cosa sembrava irrilevante, fintanto
che fossero riusciti a dimostrare di avere “ragione”.
Questo era potuto accadere perché il loro approccio era
eminentemente teorico e limitato da schemi inconsci che
li predisponevano al fallimento. Erano tutti concentrati sui
contenuti dell’esperienza dei loro pazienti: volevano
scoprire il perché delle cose, individuare cosa c’era di
sbagliato. Erano convinti che, scoprendo il motivo per cui quella
persona stava male, tutto si sarebbe aggiustato come per
magia. Passavano il tempo a cercare di interpretare quello
che dicevano i pazienti, invece di prestare attenzione a ciò
che facevano. Non prestavano neppure particolare
attenzione agli effetti, intenzionali o meno, del loro
interagire con il paziente.
L’acutezza sensoriale è un’abilità che si può imparare e
migliorare. Si comincia sviluppando la propria capacità di
notare ciò che accade dentro (pensieri, azioni e reazioni) e
fuori di sé: cosa crea o mantiene in vita i nostri problemi?
Qual è l’effetto delle nuove azioni che intervengono a
modificare la situazione? Questo è anche il modo di ampliare
la propria gamma di risposte.

DOMANDA DI RIFLESSIONE:
Quanta attenzione prestate a ciò che provate e
a come reagite? E al mondo attorno a voi?


La quarta regola per Vivere Felici è l’adattabilità.
Questa è probabilmente la regola più importante. Senza
un’autentica propensione a cambiare comportamento,
adottando risposte creative e appropriate alla situazione
(che si tratti di un mutato stimolo ambientale o di un modo
per raggiungere obiettivi che ancora non avere concretizzato),
diventerete vittime inermi del caso e delle circostanze.
Accettare di dover coltivare l’adattabilità e la flessibilità -
oltre alla capacità di tollerare l’ambiguità derivante dal non
conoscere sempre le risposte giuste – è un’altra parte del
vostro impegno alla responsabilità.
Coltivare queste abilità non vi aiuterà solamente a sentirvi
meglio e a godervi di più la vita. Come vi dimostreremo
più tardi, potrebbe addirittura salvarvela.

DOMANDA DI RIFLESSIONE:
Vi riprendete rapidamente da un rovescio imprevisto?
Qual è il vostro grado di flessibilità o adattabilità?

lunedì 3 giugno 2013

A SCEGLIERE SIAMO DAVVERO NOI?

Non è per nulla facile fare una cosa al momento giusto, ma come quasi tutte le cose possiamo imparare a farlo. Iniziamo con il distinguere tra importantee urgente.


A partire da oggi, prima di operare qualsiasi scelta tracciamo su un foglio la matrice di Eisenhower riportata nella figura qui sotto in fondo.


Dividiamo il foglio in quattro quadranti e inseriamo il compito da svolgere nel giusto quadrante. 


Espandiamo questo esercizio a più cose da fare. se ad esempio la maggior parte delle cose che dovremo svolgere stanno nel quadrante "Urgente e importante" significa che abbiamo perso il controllo sulle cose e stiamo reagendo alle occorrenze.


Dobbiamo allora passare ad una programmazione proattiva ed iniziare a chiederci: "Quando inizieremo ad espletare compiti importanti ma non urgenti? Dobbiamo quindi trovare, ora e non dopo, il tempo per svolgere dei compiti importanti ma non ancora urgenti. 


Nel quadrante "Importante e non Urgente" che vengono prese le decisioni strategiche, quelle a lungo tempo. In questo quadrante possiamo veramente dire di programmare il nostro futuro.



A SCEGLIERE SIAMO DAVVERO NOI?

Non è per nulla facile fare una cosa al momento giusto, ma come quasi tutte le cose possiamo imparare a farlo. Iniziamo con il distinguere tra importantee urgente.


A partire da oggi, prima di operare qualsiasi scelta tracciamo su un foglio la matrice di Eisenhower riportata nella figura qui sotto in fondo.


Dividiamo il foglio in quattro quadranti e inseriamo il compito da svolgere nel giusto quadrante. 


Espandiamo questo esercizio a più cose da fare. se ad esempio la maggior parte delle cose che dovremo svolgere stanno nel quadrante "Urgente e importante" significa che abbiamo perso il controllo sulle cose e stiamo reagendo alle occorrenze.


Dobbiamo allora passare ad una programmazione proattiva ed iniziare a chiederci: "Quando inizieremo ad espletare compiti importanti ma non urgenti? Dobbiamo quindi trovare, ora e non dopo, il tempo per svolgere dei compiti importanti ma non ancora urgenti. 


Nel quadrante "Importante e non Urgente" che vengono prese le decisioni strategiche, quelle a lungo tempo. In questo quadrante possiamo veramente dire di programmare il nostro futuro.



sabato 25 maggio 2013

Il significato di alcuni gesti

Cosa significano alcuni gesti e movimenti nella psicologia. Ecco la spiegazione di ognuno


Sapevate che i nostri gesti e movimenti possono aggiungere delle informazioni importanti su di noi e rivelare qualcosa che in realtà vogliamo tacere a chi ci sta davanti?
Toccarsi i capelli, mordersi le labbra, mangiarsi le unghie, gesticolare molto, stare a gambe incrociate e molti altri gesti hanno tutti un significato: sono gesti che permettono all’esperto della comunicazione non verbale di decodificare il linguaggio del corpo attraverso il quale parla la sfera inconscia.

Infatti le posizioni del corpo, i segni e i gesti che l’individuo esprime, durante un pensiero, durante un dialogo o altre forme di interazione, non sono casuali, ma correlati ai suoi stati emotivi.
I canali di comunicazione non verbale sono i capelli, ilviso, gli occhi, le gambe, i piedi, le braccia e le mani

Cosa ci comunicano i capelli
Toccarsi i capelli è un gesto inconscio per tranquillizzarsi e acquisire maggiore sicurezza nei momenti di tensione. Spesso diventa un gesto inconscio per allontanarsi da qualsiasi altro pensiero o fonte di dolore, ma funziona anche come gesto meccanico di riequilibrio funzionale della mente, come a voler cambiare il ritmo e la velocità di pensiero.

Toccarsi i capelli significa anche fuggire davanti a determinate minacce potenzialmente mortali. Spesso ci succede che in preda al terrore le mani possono essere portate tra i capelli, come ad afferrare la testa stessa. Questo gesto trasduce il bisogno di liberare il corpo dal pensiero per permettere al corpo di scappare al salvo.

Cosa ci comunica la pettinatura
La pettinatura trascurata viene ritenuta sintomo di una certa confusione d’idee, quantomeno di mancanza di chiarezza. La pettinatura stravagante denota il desiderio di farsi notare a tutti i costi tipico di chi si sente in qualche modo “invisibile” agli altri. La pettinatura a spazzola per un uomo significa che il processo di attaccamento alla madre non è stato del tutto superato. Questo individuo manifesta nei confronti del mondo esterno un comportamento testardo, ostinato.

I capelli pettinati all’indietro sono tipici di un uomo o di una donna intelligente oltre la media. La pettinatura in questo caso lascia scoperta una fronte dietro la quale fervono molti pensieri. I capelli pazzi in un uomo maturo indicano un temperamento da “genio”, ma anche sregolatezza e giovinezza d’animo.

La riga: non solo serve a tenere in ordine i capelli, ma sta ad indicare un vero e proprio atteggiamento nei confronti della vita, che si può dedurre dal modo in cui viene tracciata. Riga a destra: gusto dell’ordine, della discrezione, desiderio di anonimato. Riga in mezzo: testardaggine, profonde capacità intellettuali, carattere chiuso e a volte preoccupato di rimanere inosservato. La riga a sinistra segnala invece un carattere retto, leale, fiducioso negli altri, anche se testardo nelle proprie decisioni, e, a volte, facilmente suggestionabile.

Tenere sempre lo stesso taglio può indicare armonia con se stessi o mancanza di fantasia e rigidità interiore. Un cambio radicale di pettinatura o di immagine, rivela il tentativo di modificare il modo in cui ci si vede. Modificare pettinatura, colore, taglio, è uno dei modi femminili per sancire un cambio o la voglia di cambiare, per esempio dopo una delusione sentimentale la donna tende a tagliare. Come per disfarsi di una femminilità che l’ha fatta soffrire.

Tante trasformazioni non significano, necessariamente, temperamento volubile. Giocare con la propria immagine indica che si è in cerca della propria identità profonda. Si provano gli estremi, si cambia testa in continuazione, poi, quando si trova l’immagine che si sente adeguata, ci si ferma.

Cosa ci comunica il viso
Toccarsi il naso: strofinare sotto le narici con il dorso della mano significa rifiuto. Sfregare la parte esterna significa tensione emotiva, coinvolgimento.
Toccarsi la gola significa stato di agitazione, ansia latente: se non si vuole trasmettere questo stato d’animo al proprio interlocutore evitare di giocherellare con catenine, sistemare cravatte o colletti o grattarsi questa zona.
mordersi le labbra senza procurarsi ferite significa gradimento, godimento
Mordersi le labbra in modo più incisivo significa imbarazzo o stres per cui il contatto tra le labbra aiuta a scaricare la tensione.

Togliere e mettere frequentemente gli occhiali significa desiderio di sfuggire alle circostanze, di non accettare una cosa ovvero un avvenimento di qualsivoglia genere.
Portare l’indice ed il medio appaiati sulla guancia o davanti alle labbra: attenzione, riflessione
Inclinare la testa significa non essere interessati a ciò che una persona ci sta dicendo.

Cosa ci comunicano i gesti con le gambe.
Accavallare le gambe ed intrecciare le dita delle mani attorno ad un ginocchio:atteggiamento caratteristico di chi è solito prendere le proprie decisioni con calma.
Tenere la gambe accavallate è una posizione tipicamente femminile che indica il desiderio di allontanarsi dal mondo esterno; inoltre stare seduta in questo modo aiuta a sentirsi più protetti e psicologicamente più lucidi.

Tenere le gambe divaricate quando si sta in piedi e le mani appoggiate sui fianchi significa essere sicuri di sé in quella situazione.
La posizione del soldatino con le gambe diritte, le ginocchia bloccate e le mai lungo i fianchi, invece, rivelano una sensazione di sudditanza e di paura.
Spostare il peso da una gamba all’altra mentre si sta in piedi, significa che si sta vivendo una forte ansia, mentre se lo si fa sempre sottolinea una personalità inquieta, che fatica a trovare pace con se stessi.
Camminare con passo rapido indica una persona decisa e determinata che sa esattamente quali obiettivi vuole raggiungere.

Cosa ci comunicano le braccia
Tenere le braccia conserte è la tipica posizione di difesa in cui le braccia sono una barriera verso l’esterno.

Cosa ci comunicano le mani
Gesticolare sempre indica un carattere estroverso e dinamico, ma è fondamentale che i gesti siano logici con ciò che si sta comunicando.
Nascondere le mani nelle tasche o dietro la schiena può indicare una persona non molto limpida, che non vuole svelare completamente chi è.
Mangiarsi unghie e pellicine indica un alto stato di stress e tensione; si tirare fuori un’aggressività sulle mani che vorremmo reprimere.


Sono segnali di gradimento: gli avanzamenti del corpo, il mordicchiarsi le labbra, accarezzarsi lentamente i capelli, gambe e braccia non incrociate.
Sono gesti di rifiuto: sfregarsi il naso con il dorso della mano, indietreggiare con il corpo, incrociare gambe e braccia.


Il significato di alcuni gesti

Cosa significano alcuni gesti e movimenti nella psicologia. Ecco la spiegazione di ognuno


Sapevate che i nostri gesti e movimenti possono aggiungere delle informazioni importanti su di noi e rivelare qualcosa che in realtà vogliamo tacere a chi ci sta davanti?
Toccarsi i capelli, mordersi le labbra, mangiarsi le unghie, gesticolare molto, stare a gambe incrociate e molti altri gesti hanno tutti un significato: sono gesti che permettono all’esperto della comunicazione non verbale di decodificare il linguaggio del corpo attraverso il quale parla la sfera inconscia.

Infatti le posizioni del corpo, i segni e i gesti che l’individuo esprime, durante un pensiero, durante un dialogo o altre forme di interazione, non sono casuali, ma correlati ai suoi stati emotivi.
I canali di comunicazione non verbale sono i capelli, ilviso, gli occhi, le gambe, i piedi, le braccia e le mani

Cosa ci comunicano i capelli
Toccarsi i capelli è un gesto inconscio per tranquillizzarsi e acquisire maggiore sicurezza nei momenti di tensione. Spesso diventa un gesto inconscio per allontanarsi da qualsiasi altro pensiero o fonte di dolore, ma funziona anche come gesto meccanico di riequilibrio funzionale della mente, come a voler cambiare il ritmo e la velocità di pensiero.

Toccarsi i capelli significa anche fuggire davanti a determinate minacce potenzialmente mortali. Spesso ci succede che in preda al terrore le mani possono essere portate tra i capelli, come ad afferrare la testa stessa. Questo gesto trasduce il bisogno di liberare il corpo dal pensiero per permettere al corpo di scappare al salvo.

Cosa ci comunica la pettinatura
La pettinatura trascurata viene ritenuta sintomo di una certa confusione d’idee, quantomeno di mancanza di chiarezza. La pettinatura stravagante denota il desiderio di farsi notare a tutti i costi tipico di chi si sente in qualche modo “invisibile” agli altri. La pettinatura a spazzola per un uomo significa che il processo di attaccamento alla madre non è stato del tutto superato. Questo individuo manifesta nei confronti del mondo esterno un comportamento testardo, ostinato.

I capelli pettinati all’indietro sono tipici di un uomo o di una donna intelligente oltre la media. La pettinatura in questo caso lascia scoperta una fronte dietro la quale fervono molti pensieri. I capelli pazzi in un uomo maturo indicano un temperamento da “genio”, ma anche sregolatezza e giovinezza d’animo.

La riga: non solo serve a tenere in ordine i capelli, ma sta ad indicare un vero e proprio atteggiamento nei confronti della vita, che si può dedurre dal modo in cui viene tracciata. Riga a destra: gusto dell’ordine, della discrezione, desiderio di anonimato. Riga in mezzo: testardaggine, profonde capacità intellettuali, carattere chiuso e a volte preoccupato di rimanere inosservato. La riga a sinistra segnala invece un carattere retto, leale, fiducioso negli altri, anche se testardo nelle proprie decisioni, e, a volte, facilmente suggestionabile.

Tenere sempre lo stesso taglio può indicare armonia con se stessi o mancanza di fantasia e rigidità interiore. Un cambio radicale di pettinatura o di immagine, rivela il tentativo di modificare il modo in cui ci si vede. Modificare pettinatura, colore, taglio, è uno dei modi femminili per sancire un cambio o la voglia di cambiare, per esempio dopo una delusione sentimentale la donna tende a tagliare. Come per disfarsi di una femminilità che l’ha fatta soffrire.

Tante trasformazioni non significano, necessariamente, temperamento volubile. Giocare con la propria immagine indica che si è in cerca della propria identità profonda. Si provano gli estremi, si cambia testa in continuazione, poi, quando si trova l’immagine che si sente adeguata, ci si ferma.

Cosa ci comunica il viso
Toccarsi il naso: strofinare sotto le narici con il dorso della mano significa rifiuto. Sfregare la parte esterna significa tensione emotiva, coinvolgimento.
Toccarsi la gola significa stato di agitazione, ansia latente: se non si vuole trasmettere questo stato d’animo al proprio interlocutore evitare di giocherellare con catenine, sistemare cravatte o colletti o grattarsi questa zona.
mordersi le labbra senza procurarsi ferite significa gradimento, godimento
Mordersi le labbra in modo più incisivo significa imbarazzo o stres per cui il contatto tra le labbra aiuta a scaricare la tensione.

Togliere e mettere frequentemente gli occhiali significa desiderio di sfuggire alle circostanze, di non accettare una cosa ovvero un avvenimento di qualsivoglia genere.
Portare l’indice ed il medio appaiati sulla guancia o davanti alle labbra: attenzione, riflessione
Inclinare la testa significa non essere interessati a ciò che una persona ci sta dicendo.

Cosa ci comunicano i gesti con le gambe.
Accavallare le gambe ed intrecciare le dita delle mani attorno ad un ginocchio:atteggiamento caratteristico di chi è solito prendere le proprie decisioni con calma.
Tenere la gambe accavallate è una posizione tipicamente femminile che indica il desiderio di allontanarsi dal mondo esterno; inoltre stare seduta in questo modo aiuta a sentirsi più protetti e psicologicamente più lucidi.

Tenere le gambe divaricate quando si sta in piedi e le mani appoggiate sui fianchi significa essere sicuri di sé in quella situazione.
La posizione del soldatino con le gambe diritte, le ginocchia bloccate e le mai lungo i fianchi, invece, rivelano una sensazione di sudditanza e di paura.
Spostare il peso da una gamba all’altra mentre si sta in piedi, significa che si sta vivendo una forte ansia, mentre se lo si fa sempre sottolinea una personalità inquieta, che fatica a trovare pace con se stessi.
Camminare con passo rapido indica una persona decisa e determinata che sa esattamente quali obiettivi vuole raggiungere.

Cosa ci comunicano le braccia
Tenere le braccia conserte è la tipica posizione di difesa in cui le braccia sono una barriera verso l’esterno.

Cosa ci comunicano le mani
Gesticolare sempre indica un carattere estroverso e dinamico, ma è fondamentale che i gesti siano logici con ciò che si sta comunicando.
Nascondere le mani nelle tasche o dietro la schiena può indicare una persona non molto limpida, che non vuole svelare completamente chi è.
Mangiarsi unghie e pellicine indica un alto stato di stress e tensione; si tirare fuori un’aggressività sulle mani che vorremmo reprimere.


Sono segnali di gradimento: gli avanzamenti del corpo, il mordicchiarsi le labbra, accarezzarsi lentamente i capelli, gambe e braccia non incrociate.
Sono gesti di rifiuto: sfregarsi il naso con il dorso della mano, indietreggiare con il corpo, incrociare gambe e braccia.


venerdì 24 maggio 2013

SEI UN FALSO E DOPPIA FACCIA...!

" Sei un falso e doppia faccia, tu parli alle spalle!"

così esordisce, anzi scaturì la rabbia di una persona che chiameremo X contro un altra persona che chiameremo Y.

La rabbia di X era dovuta al fatto che un altra persona (Z)gli aveva fatto notare durante una loro conversazione che aveva qualche volta il difetto di parlare sopra le persone senza farle finire di parlare, difetto che aveva anche Z indubbiamente, ma che appunto a volte lo aveva anche X, cosi gli aveva detto.

Poi aveva aggiunto una semplice frase." me lo ha detto anche Y che a volte parli sopra alle persone"

Ovviamente i 3 personagi di questa storia si conoscono tutti e tre, e l'intenzione di Z era quello di far capire a X: " guarda che anche tu a volte parli sopra alle persone e lo ha notato anche Y" tutto quii, niente di maligno o malizioso...

ma nella mente di X "il mondo aveva tramato contro di lui", Y aveva tradito! (cosa poi non si sa, ehe h eh)
Y aveva tradito e pugnalato alle spalle X e dunque X si sentì in diritto di spalare tante infamie su Y dicendogli:
" Sei un falso e doppia faccia, tu parli alle spalle ecc. ecc."

VI E' MAI CAPITATO DI ESSERE COMPLETAMENTE FRAINTESI DA UNA PERSONA?

O meglio, vi è mai capitato che una persona prendere una certa parola o frase da voi detta e l'abbia usata per dargli una interpretazione tutta sua? di manipolarla fino all'inverosimile per "giustificare a se stessa" il fatto di essere arrabbiato contro di voi?

ebbene purtroppo questo avviene spesso nella vita, anche se non in modo cosi' plateale, ma tutti noi un po' manipoliamo, esageriamo o diminuiamo certi significati di certi ragionaemnti a nostro comodo-

Questo è un altro esempio del fatto che la realtà non esiste, se non nella testa di ognuno di noi! La realtà è sempre soggettiva, unacrisi economica puo' essere per alcuni motivo di disperazione, per altri essere una vera manna dal cielo, per esempio.

Dunque in merito all'esempio sopra riportato, si poteva fare qualcosa per evitare che X sbroccasse arrabbiandosi cosi' tanto?

Istintivamente si potrebbe esser eportati a pensare che la colpa sia di Z, che aveva riferito che anche Y aveva notato questo difetto in X... ma le cose stanno proprio cosi?

Vedete, indipendentemente da una certa azione (in questo caso fatta da Z), il comportaemnto e cioé la reazione di X è sempre e solo responsabilità di X.
Anche se Z non avesse mai detto quella famosa frase, come si fa a controlalre la reazione di un altra persona che puo' dare qualsiasi cavolo di significato vuole essa ad un certo episodio?

Vedete cari lettori, siamo potenzialmente circondati sepre da "mine vaganti", vale a dire persone le piu' disparate che possono attribuire un significato del tutto diverso al tuo e all'improvviso scatenarti una personale "guerra personale".

Esempi? Uno che ti fa una infrazione della strada mentre sei alla guida e facendosi un film tutto suo si incazza, ti agita le mani, ti fa un gestaccio dal vetro oppure scende dalla macchina e ti dice " hai qualche problema?"

Persone che si fanno esplodere in luoghi pubblici perché per loro...ciò ha senso e anzi, stanno lottando contro il male e immolandosi e uccidendo altre persone fanno un opera di bene ( nella loro testa).

Bisogna coltivare il giusto "mind setting" ragazzi, la mente proprio come il corpo ha bisogno di mangiare, si deve coltivare pensieri positivi e sforzarsi di vedere sempre punti di vista diversi, anche laddove non si capiscano. Ma ciò vi porterà a vedere cose da una angolazione diversa. vi ricordate questa scena di questo bellissimo film?
E per concludere, ricoradtevi questa regola:

non si puo' controllare tutto nella vita, e certe reazioni delle persone non si possono controllare, le cose che non puoi né controllare e nè gestire e influenzare fanno parte delle cose di categoria 3:

nella categoria 3 l'unica cosa che  puoi controllare non è la rezione delle altre persone, ma la tua personale reazione alal reazione di quella persona o di ltri eventi/situazioni nella vita.

Buon pomeriggio








SEI UN FALSO E DOPPIA FACCIA...!

" Sei un falso e doppia faccia, tu parli alle spalle!"

così esordisce, anzi scaturì la rabbia di una persona che chiameremo X contro un altra persona che chiameremo Y.

La rabbia di X era dovuta al fatto che un altra persona (Z)gli aveva fatto notare durante una loro conversazione che aveva qualche volta il difetto di parlare sopra le persone senza farle finire di parlare, difetto che aveva anche Z indubbiamente, ma che appunto a volte lo aveva anche X, cosi gli aveva detto.

Poi aveva aggiunto una semplice frase." me lo ha detto anche Y che a volte parli sopra alle persone"

Ovviamente i 3 personagi di questa storia si conoscono tutti e tre, e l'intenzione di Z era quello di far capire a X: " guarda che anche tu a volte parli sopra alle persone e lo ha notato anche Y" tutto quii, niente di maligno o malizioso...

ma nella mente di X "il mondo aveva tramato contro di lui", Y aveva tradito! (cosa poi non si sa, ehe h eh)
Y aveva tradito e pugnalato alle spalle X e dunque X si sentì in diritto di spalare tante infamie su Y dicendogli:
" Sei un falso e doppia faccia, tu parli alle spalle ecc. ecc."

VI E' MAI CAPITATO DI ESSERE COMPLETAMENTE FRAINTESI DA UNA PERSONA?

O meglio, vi è mai capitato che una persona prendere una certa parola o frase da voi detta e l'abbia usata per dargli una interpretazione tutta sua? di manipolarla fino all'inverosimile per "giustificare a se stessa" il fatto di essere arrabbiato contro di voi?

ebbene purtroppo questo avviene spesso nella vita, anche se non in modo cosi' plateale, ma tutti noi un po' manipoliamo, esageriamo o diminuiamo certi significati di certi ragionaemnti a nostro comodo-

Questo è un altro esempio del fatto che la realtà non esiste, se non nella testa di ognuno di noi! La realtà è sempre soggettiva, unacrisi economica puo' essere per alcuni motivo di disperazione, per altri essere una vera manna dal cielo, per esempio.

Dunque in merito all'esempio sopra riportato, si poteva fare qualcosa per evitare che X sbroccasse arrabbiandosi cosi' tanto?

Istintivamente si potrebbe esser eportati a pensare che la colpa sia di Z, che aveva riferito che anche Y aveva notato questo difetto in X... ma le cose stanno proprio cosi?

Vedete, indipendentemente da una certa azione (in questo caso fatta da Z), il comportaemnto e cioé la reazione di X è sempre e solo responsabilità di X.
Anche se Z non avesse mai detto quella famosa frase, come si fa a controlalre la reazione di un altra persona che puo' dare qualsiasi cavolo di significato vuole essa ad un certo episodio?

Vedete cari lettori, siamo potenzialmente circondati sepre da "mine vaganti", vale a dire persone le piu' disparate che possono attribuire un significato del tutto diverso al tuo e all'improvviso scatenarti una personale "guerra personale".

Esempi? Uno che ti fa una infrazione della strada mentre sei alla guida e facendosi un film tutto suo si incazza, ti agita le mani, ti fa un gestaccio dal vetro oppure scende dalla macchina e ti dice " hai qualche problema?"

Persone che si fanno esplodere in luoghi pubblici perché per loro...ciò ha senso e anzi, stanno lottando contro il male e immolandosi e uccidendo altre persone fanno un opera di bene ( nella loro testa).

Bisogna coltivare il giusto "mind setting" ragazzi, la mente proprio come il corpo ha bisogno di mangiare, si deve coltivare pensieri positivi e sforzarsi di vedere sempre punti di vista diversi, anche laddove non si capiscano. Ma ciò vi porterà a vedere cose da una angolazione diversa. vi ricordate questa scena di questo bellissimo film?
E per concludere, ricoradtevi questa regola:

non si puo' controllare tutto nella vita, e certe reazioni delle persone non si possono controllare, le cose che non puoi né controllare e nè gestire e influenzare fanno parte delle cose di categoria 3:

nella categoria 3 l'unica cosa che  puoi controllare non è la rezione delle altre persone, ma la tua personale reazione alal reazione di quella persona o di ltri eventi/situazioni nella vita.

Buon pomeriggio








giovedì 9 maggio 2013

Cosa ti fa pensare che qualcosa non vada bene in te?

"Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini,ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti"
EPITTETO

Esistono solo 2 cose che possono farti pensare che qualcosa non funzioni: la malattia o il malessere

E la differenza è enorme.
Se il tuo stato di salute fisico è messo a repentaglio da una qualsiasi malattia,ad esempio un infezione batterica o un problema cardiaco, avvertirai sintomi fastidiosi. E questa potenzialmente, è una fortuna: i sintomi ti stanno avvertendo che qualcosa non va. Se puoi guarire,allora, in retrospettiva, i sintomi ti avranno aiutato a sopravvivere: saranno stati il tuo salvavita. 
Preferiresti forse il conforto perpetuo? Paragona lo scenario appena descritto a quello di una persona che, senza nessun preavviso, crolla a terra, colpita da un infarto. Io preferirei di gran lunga il disagio dei sintomi, ma avere la possibilità di guarire.

Credo lo preferiresti anche tu.

La morale filosofica di questa storia è che il dolore e lo sconforto non sono necessariamente qualcosa di negativo, e che il piacere non è necessariamente una buona cosa sempre.

I dolori sono un bene quando ci mettono in guardia e attirano la nostra attenzione. Analogamente i piaceri sono un male quando non ci mettono in guardia!

se hai una malattia avrai una serie di sintomi e inizierai a pensare che qualcosa non va, questa è una situazione interna ed oggettiva.
il malessere è una faccenda del tutto diversa, molte volte legata a fattori esterni ed alla nostra interpretazione che attribuiamo loro.
Fintanto che uno stimolo esterno non è dannoso allora il tuo disagio è una sorta di reazione indotta al tuo precedente giudizio.

gli esercizi che io propongo, che chiamo esercizi filosofici, hanno proprio questa finalità, capire, metabolizzare,modificare e portare a tuo vantaggio tuuti quei pregiudizi che senza che tu te ne renda conto, ti ostacolano nella vita.

scopri come qui

Cosa ti fa pensare che qualcosa non vada bene in te?

"Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini,ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti"
EPITTETO

Esistono solo 2 cose che possono farti pensare che qualcosa non funzioni: la malattia o il malessere

E la differenza è enorme.
Se il tuo stato di salute fisico è messo a repentaglio da una qualsiasi malattia,ad esempio un infezione batterica o un problema cardiaco, avvertirai sintomi fastidiosi. E questa potenzialmente, è una fortuna: i sintomi ti stanno avvertendo che qualcosa non va. Se puoi guarire,allora, in retrospettiva, i sintomi ti avranno aiutato a sopravvivere: saranno stati il tuo salvavita. 
Preferiresti forse il conforto perpetuo? Paragona lo scenario appena descritto a quello di una persona che, senza nessun preavviso, crolla a terra, colpita da un infarto. Io preferirei di gran lunga il disagio dei sintomi, ma avere la possibilità di guarire.

Credo lo preferiresti anche tu.

La morale filosofica di questa storia è che il dolore e lo sconforto non sono necessariamente qualcosa di negativo, e che il piacere non è necessariamente una buona cosa sempre.

I dolori sono un bene quando ci mettono in guardia e attirano la nostra attenzione. Analogamente i piaceri sono un male quando non ci mettono in guardia!

se hai una malattia avrai una serie di sintomi e inizierai a pensare che qualcosa non va, questa è una situazione interna ed oggettiva.
il malessere è una faccenda del tutto diversa, molte volte legata a fattori esterni ed alla nostra interpretazione che attribuiamo loro.
Fintanto che uno stimolo esterno non è dannoso allora il tuo disagio è una sorta di reazione indotta al tuo precedente giudizio.

gli esercizi che io propongo, che chiamo esercizi filosofici, hanno proprio questa finalità, capire, metabolizzare,modificare e portare a tuo vantaggio tuuti quei pregiudizi che senza che tu te ne renda conto, ti ostacolano nella vita.

scopri come qui

sabato 4 maggio 2013

Usare le parole per vivere meglio




Ti chiedi mai quale è la persona con la quale parliamo di più in assoluto, tutti i giorni della nostra vita? Esatto! Siamo noi stessi.
Il nostro dialogo interiore è fatto di pensieri che a loro volta suscitano immagini ed emozioni.
Le immagini possono generare pensieri positivi, rilassanti o anche ansie, preoccupazioni.
La conversazione negativa influisce sulle circostanze, rendendole ostili.

Le parole che pronunci con convinzione emotiva diventano la vita che vivi, il paradiso oppure il tuo inferno - (Anthony Robbins)

La comunicazione verso gli altri è importante, ma la comunicazione verso noi stessi lo è ancora di più.
Non possiamo usare frasi del tipo:

Questa volta non finirà come l’ultima volta
Questa volta sono preparata e non posso fare una brutta figura
Stavolta non devo prendere un brutto voto.
Stavolta non devo fare scena muta come è successo l’ultima volta
Stavolta non mi farò prendere dall’ansia
Sai perché la comunicazione usata in questo modo non può essere persuasiva per l’ inconscio?

Per il semplice fatto che la nostra mente non conosce il significato della parola “non…”, e te lo dimostro subito: prova a NON pensare, mi raccomando NON pensare ad una gatto che miagola, oppure NON pensare ad un cane che scodinzola.
Cosa è accaduto?
Sono certo che alla tua mente è arrivata l’immagine di un gatto e poi quella di un cane. Allo stesso modo, quali immagini credi siano arrivano nella tu mente quando ti parli in quel modo?
Stesso discorso lo troviamo nella vendita, infatti i venditori sanno che tra i peggiori modi di cominciare un discorso ci sono le parole denominate a “valenza negativa”.
Quali sono?
Di certo tutte quelle parole che fanno iniziare male la comunicazione, del tipo:

 Le rubo soltanto un minuto: la parola “rubo” fa arrivare al cervello l’immagine di una persona che fa perdere tempo, e solo chi non è importante fa perdere del tempo. Un cliente che ascolta queste parole, anche se inconsapevolmente, ne avverte la suggestione negativa.

 Non vorrei disturbare: anche qui il venditore evoca il senso di disturbo che vorrebbe evitare.

 Disturbo?

 Non l’annoierò: anche in questo caso la frase richiama nella mente del cliente che ascolta, uno stato emotivo di noia.

 Non vorrei che pensasse che io sia qui per farle acquistare qualcosa

E’ bene quindi usare parole positive, che facciano affiorare solo emozioni gradevoli.


I pensieri evocano parole, che a loro volta sono cariche emotivamente.
Faccio un esempio: se dico ad una persona «Non credo ce la fai ad arrivare in orario» o le dico «Non sei una persona puntuale», esprimo lo stesso concetto, ma da un punto di vista emozionale diverso.
Impariamo ad usare le parole di ogni giorno, il nostro stato d’animo di certo ne gioverà e con esso anche la nostra qualità della vita.


Usare le parole per vivere meglio




Ti chiedi mai quale è la persona con la quale parliamo di più in assoluto, tutti i giorni della nostra vita? Esatto! Siamo noi stessi.
Il nostro dialogo interiore è fatto di pensieri che a loro volta suscitano immagini ed emozioni.
Le immagini possono generare pensieri positivi, rilassanti o anche ansie, preoccupazioni.
La conversazione negativa influisce sulle circostanze, rendendole ostili.

Le parole che pronunci con convinzione emotiva diventano la vita che vivi, il paradiso oppure il tuo inferno - (Anthony Robbins)

La comunicazione verso gli altri è importante, ma la comunicazione verso noi stessi lo è ancora di più.
Non possiamo usare frasi del tipo:

Questa volta non finirà come l’ultima volta
Questa volta sono preparata e non posso fare una brutta figura
Stavolta non devo prendere un brutto voto.
Stavolta non devo fare scena muta come è successo l’ultima volta
Stavolta non mi farò prendere dall’ansia
Sai perché la comunicazione usata in questo modo non può essere persuasiva per l’ inconscio?

Per il semplice fatto che la nostra mente non conosce il significato della parola “non…”, e te lo dimostro subito: prova a NON pensare, mi raccomando NON pensare ad una gatto che miagola, oppure NON pensare ad un cane che scodinzola.
Cosa è accaduto?
Sono certo che alla tua mente è arrivata l’immagine di un gatto e poi quella di un cane. Allo stesso modo, quali immagini credi siano arrivano nella tu mente quando ti parli in quel modo?
Stesso discorso lo troviamo nella vendita, infatti i venditori sanno che tra i peggiori modi di cominciare un discorso ci sono le parole denominate a “valenza negativa”.
Quali sono?
Di certo tutte quelle parole che fanno iniziare male la comunicazione, del tipo:

 Le rubo soltanto un minuto: la parola “rubo” fa arrivare al cervello l’immagine di una persona che fa perdere tempo, e solo chi non è importante fa perdere del tempo. Un cliente che ascolta queste parole, anche se inconsapevolmente, ne avverte la suggestione negativa.

 Non vorrei disturbare: anche qui il venditore evoca il senso di disturbo che vorrebbe evitare.

 Disturbo?

 Non l’annoierò: anche in questo caso la frase richiama nella mente del cliente che ascolta, uno stato emotivo di noia.

 Non vorrei che pensasse che io sia qui per farle acquistare qualcosa

E’ bene quindi usare parole positive, che facciano affiorare solo emozioni gradevoli.


I pensieri evocano parole, che a loro volta sono cariche emotivamente.
Faccio un esempio: se dico ad una persona «Non credo ce la fai ad arrivare in orario» o le dico «Non sei una persona puntuale», esprimo lo stesso concetto, ma da un punto di vista emozionale diverso.
Impariamo ad usare le parole di ogni giorno, il nostro stato d’animo di certo ne gioverà e con esso anche la nostra qualità della vita.


giovedì 2 maggio 2013

Intelligenza Emotiva: meditare per gestire le emozioni

Ciao,

ti piacerebbe saper gestire le tue emozioni in modo
meraviglioso? Se segui un po' "questo mondo",
quello della crescita personale di certo non ti sarà
sfuggito che negli utlimi anni c'è un termine specifico
per descrivere la maggior parte di queste tecniche:
gestione delle emozioni o intelligenza emotiva.




E prima di mostrati i due esercizi
attraverso i quali è possibile migliorare il proprio QE
o Quoziente Emozionale, vediamo prima ad un livello
anatomofisiologico (cioè di come è fatto e come
funziona)  che cosa succede dentro di noi quando
siamo "in preda" alle emozioni. A questo proposito
mi piace citare il famoso neuroscienziato Antonio
Damasio...


...che dice qualcosa del tipo: "la nostra coscienza è
continuamente impastata con le nostre emozioni" e
questo impasto è dovuto al fatto che tutto il nostro
"essere" nasce dai nuclei più profondi del nostro
cervello e questi non possono essere bypassati ma
semplicmente possiamo apprendere come regolare
la loro attività. Quindi fisiologicamente possiamo
immaginare due parti di noi che comunicano fra
loro...


...la parte cosciente, la nostra neurocorteccia (in questo
caso i lobi frontali e prefrontali) ed il sistema limbico
(Amigdala, ippocampo, ecc). Quando segui un classico
training sulla intelligenza emotiva ti viene spiegato
che devi apprendere come riconoscere le emozioni sia
in te stesso che negli altri. Per farlo ti viene detto che
esiste un nemico principale, il famoso "blackout
emotivo" che avviene quando il sistema limbico é
(fra virgolette) sovraccarico.


Ti vengo forniti diversi esercizi per diventare "più
cosciente" e allo stesso tempo interrompere questo
blackout. Ma la maggioranza di queste metodologie
sono abilità che vanno dall'alto verso il basso, cioè
dalla neo corteccia (la parte consapevole che sa ad
esempio che è meglio contare fino a 10 se ci si
accorge di essere irritati) verso l'amigdala, per
mitigare quel "magma incandescente" (per dirla
alla "Freud") che vive e prolifera nei nostri
nuclei profondi.


Quello che tra poco vedremo specificamente è un processo diverso: dove
si la comunicazione avviene sempre fra queste due parti
ma avviene anche contrario o meglio si riesce ad instaurare
un circuito per cui, si usa la nostra attenzione consapevole
(corteccia frontale) e questo de attiva il funzionamento
della amigdala che a sua volta retroagisce con la
neo corteccia creando la disidentificazione.


In altre parole, via via che sperimenti questo stato di
coscienza e riesci ad accettare le emozioni ed i
pensieri che ti girano per la testa, questo meccanismo
diventa automatico. Nel tempo non avrai più bisogno
di applicarlo coscientemente perché il rimbalzo delle
informazioni fra una struttura del cervello e l'altra
avverrà in modo automatico. Certo questo processo
può essere avviato anche da altre metodiche...


...come l'ipnosi ed il considizionamento (quindi usando
i consigli classici della intelligenza emotiva) ma secondo
me, da quello che sperimentò sulla mia pelle da tempo,

questo metodo li batte tutti quanti sul piano del self-
help, cioè delle strategie che puoi applicare da solo per
stare meglio e migliorarti. Per cui come al solito bando
alle ciance ed iniziamo con la struttura ripresa dello
esercizio:


1) Emozione negativa: in base alla quantità e qualità
della tua pratica quotidiana di meditazione puoi scegliere
una emozione negativa più o meno intensa. Se hai molta
pratica trovane una anche molto forte, ma se non ne hai
affatto prima fai un po' di meditazione per almeno un
paio di settimane tutti i giorni prima di applicare questo
esercizio. Se proprio sei testardo e vuoi provare fallo
ma con una piccola emozione negativa, ricordandoti
che i metodi qui descritti non sostituiscono l'aiuto di
un professionista.


2) Disidentificati: medita e quando ti sentì in quello stato
richiama alla mente l'emozione negativa, osservala in
quel modo speciale, guardandola nascere, crescere e
"morire". Porta quel l'attenzione sui tuoi pensieri e nota
le catene di "e se...e se succede questo e succede
quell'altro" ma evita di trovare soluzioni. Devi solo
osservare con intenzione, nel presente e senza
giudicare.


Ognuno ha il suo modo preferito di "disidentificarsi"
io per fare questo esercizio uso questo schema:
"Spazio del respiro" - bodyscan completo - richiamo
della emozione negativa - accettare e lasciare andare
(osservare il pensiero che nasce e muore) - bodyscan
conclusivo - piccolo spazio di respiro e conclusione.
Proprio come ti ho descritto nell'audio.


3) Emozioni positive: come controlatere all'esercizio
precedente, durante la messa atto di questi, ti consiglio
un secondo modo di osservare le emozioni...ma solo
quelle positive. Ma a differenza di prima notarle solo
nella quotidianità ed osservarle pienamente, che ti
ripeto può essere riassunto con...intenzione, nel
presente e senza giudizio. A questo proposito chi
ha creato questa metodica consiglia di tenere un
diario delle emozioni positive...


...per quanto mi riguarda puoi tranquillamente farne
a meno, perché scriverle nel momento presente, nella
mia esperienza potrebbe anche rovinarle ed evitare di
permetterti quella osservazione "disidentificata" che ci
serve per l'esercizio che aumenta l'intelligenza emotiva.


4) Pratica: come sempre la chiave sta tutta nella pratica
e non nella teoria. Devi praticare la meditazione per
comprendere fino in fondo che cosa significa essere e
restare in quello stato specifico. A furia di provare a
disidentificarti dalle tue emozioni negative creerai un
sistema interno di auto-disidentificazione dalle
emozioni negative.


Come ti dicevo nell'audio non si tratta di collassare
fra di loro due ancore, ma di sfruttare davvero il
meccanismo disidentificativo. In altre parole non
stiamo contrapponendo, al l'emozione negativa un
forte stato di rilassamento o di risorsa interiore per
riuscire a risolvere la questione. Non devi fare
nulla di diverso che restare in quello stato senza
cercare soluzioni razionali, ma semplicemente
"essere" senza fare niente di specifico.


Viene da se che questa osservazione così come tutto
il post non è la descrizione della "classica intelligenza
emotiva" ma sono certo che possa diventare, se fatta
per bene (con una buona pratica quotidiana di una
qualsiasi forma di meditazione mindfulness) una delle
metodologie più potenti in assoluto per gestire le
nostre emozioni e diventare quindi più emotivamente
intelligenti;)


Come sempre "non sono un genio" che da solo ha
capito queste cose, ma tanti altri ricercatori ci sono
arrivati... anche in tempi insospettabili ;)





Spesso il nostro cercare "significati interiori" può
diventare la vera fonte di problemi. Di quel tipo di
ruminazione interiore senza fine che può essere
"gestita" con la mindfulness o con altri approcci. Lo
so che sembra assurdo che il cercare un significato
possa farci entrare in un tunnel di "seghe mentali"...
e qualche mio collega inorridirà alla mia
affermazione...ma è così, fidati ( sono costretto ad
usare il principio di "autorevolezza" perché non ho
voglia di spiegarti il perché la vedo così ;))




"sicuramente le tecniche di rilassamento sono utili, ma
a mio avviso, secondo la mia esperienza professionale
non sono sufficienti. Però secondo me da sole non
funzionano, a lungo tempo non funzionano. [...] ...è
necessario arrivare a capire, da un punto di vista
cognitivo, a capire come siamo arrivati a provare
quella emozione".


Ecco, come avrai intuito io non sono d'accordo...o
meglio sono d'accordo quando parla di "rilassamento"
in senso stretto, ma ovviamente non sono d'accordo
se si parla di meditazione. La collega non la cita e
quindi parla d'altro, ma esiste un modo per diventare
davvero più intelligente emotivamente, anche senza
dover necessariamente capire nulla...semplicemente
essere... essere presente. Semplicemente un altro
modo di farlo...provalo :)




A presto

Intelligenza Emotiva: meditare per gestire le emozioni

Ciao,

ti piacerebbe saper gestire le tue emozioni in modo
meraviglioso? Se segui un po' "questo mondo",
quello della crescita personale di certo non ti sarà
sfuggito che negli utlimi anni c'è un termine specifico
per descrivere la maggior parte di queste tecniche:
gestione delle emozioni o intelligenza emotiva.




E prima di mostrati i due esercizi
attraverso i quali è possibile migliorare il proprio QE
o Quoziente Emozionale, vediamo prima ad un livello
anatomofisiologico (cioè di come è fatto e come
funziona)  che cosa succede dentro di noi quando
siamo "in preda" alle emozioni. A questo proposito
mi piace citare il famoso neuroscienziato Antonio
Damasio...


...che dice qualcosa del tipo: "la nostra coscienza è
continuamente impastata con le nostre emozioni" e
questo impasto è dovuto al fatto che tutto il nostro
"essere" nasce dai nuclei più profondi del nostro
cervello e questi non possono essere bypassati ma
semplicmente possiamo apprendere come regolare
la loro attività. Quindi fisiologicamente possiamo
immaginare due parti di noi che comunicano fra
loro...


...la parte cosciente, la nostra neurocorteccia (in questo
caso i lobi frontali e prefrontali) ed il sistema limbico
(Amigdala, ippocampo, ecc). Quando segui un classico
training sulla intelligenza emotiva ti viene spiegato
che devi apprendere come riconoscere le emozioni sia
in te stesso che negli altri. Per farlo ti viene detto che
esiste un nemico principale, il famoso "blackout
emotivo" che avviene quando il sistema limbico é
(fra virgolette) sovraccarico.


Ti vengo forniti diversi esercizi per diventare "più
cosciente" e allo stesso tempo interrompere questo
blackout. Ma la maggioranza di queste metodologie
sono abilità che vanno dall'alto verso il basso, cioè
dalla neo corteccia (la parte consapevole che sa ad
esempio che è meglio contare fino a 10 se ci si
accorge di essere irritati) verso l'amigdala, per
mitigare quel "magma incandescente" (per dirla
alla "Freud") che vive e prolifera nei nostri
nuclei profondi.


Quello che tra poco vedremo specificamente è un processo diverso: dove
si la comunicazione avviene sempre fra queste due parti
ma avviene anche contrario o meglio si riesce ad instaurare
un circuito per cui, si usa la nostra attenzione consapevole
(corteccia frontale) e questo de attiva il funzionamento
della amigdala che a sua volta retroagisce con la
neo corteccia creando la disidentificazione.


In altre parole, via via che sperimenti questo stato di
coscienza e riesci ad accettare le emozioni ed i
pensieri che ti girano per la testa, questo meccanismo
diventa automatico. Nel tempo non avrai più bisogno
di applicarlo coscientemente perché il rimbalzo delle
informazioni fra una struttura del cervello e l'altra
avverrà in modo automatico. Certo questo processo
può essere avviato anche da altre metodiche...


...come l'ipnosi ed il considizionamento (quindi usando
i consigli classici della intelligenza emotiva) ma secondo
me, da quello che sperimentò sulla mia pelle da tempo,

lunedì 29 aprile 2013

La vita non è come dovrebbe essere...

...è semplicemente ciò che è!

Questa è una frase che pronunciò Virginia Satir, famosa professionista nel campo della terapia della famiglia ed a cui si ispirò Richard Bandler e John Grinder nei loro studi che portarono poi alla nascita della PNL.

La vita non è ciò che vorremmo che sia, la vita non è facile come vorremmo a volte, la vita non va esattamente come vorremmo che vada, la vita semplicemente...è! È così.

Quello che realmente conta è la nostra reazione ad essa, come scegliamo di comportarci in base a ciò che la vita ci mette davanti.
"Non possiamo controllare tutto, ma di sicuro possiamo controllare la nostra reazione ad ogni singola cosa", e questo determinerà sempre il nostro,stato d'animo e di conseguenza la nostra qualità di vita.

Nella vita fondamentalmente le cose e situazioni si possono inquadrare in 3 macro-categorie:

1- le cose che possiamo gestire e influenzare
2- le cose che non possiamo gestire ma che possiamo influenzare
3- le cose che non possiamo né gestire e né influenzare

Le cose che accadono e su cui non abbiamo controllo rientrano nella terza categoria, qui dobbiamo sforzarci di focalizzarci sulla nostra reazione alle cose di zona 3, e la nostra vita ne trarrà giovamento e serenità.

Buona vita a tutti

La vita non è come dovrebbe essere...

...è semplicemente ciò che è!

Questa è una frase che pronunciò Virginia Satir, famosa professionista nel campo della terapia della famiglia ed a cui si ispirò Richard Bandler e John Grinder nei loro studi che portarono poi alla nascita della PNL.

La vita non è ciò che vorremmo che sia, la vita non è facile come vorremmo a volte, la vita non va esattamente come vorremmo che vada, la vita semplicemente...è! È così.

Quello che realmente conta è la nostra reazione ad essa, come scegliamo di comportarci in base a ciò che la vita ci mette davanti.
"Non possiamo controllare tutto, ma di sicuro possiamo controllare la nostra reazione ad ogni singola cosa", e questo determinerà sempre il nostro,stato d'animo e di conseguenza la nostra qualità di vita.

Nella vita fondamentalmente le cose e situazioni si possono inquadrare in 3 macro-categorie:

1- le cose che possiamo gestire e influenzare
2- le cose che non possiamo gestire ma che possiamo influenzare
3- le cose che non possiamo né gestire e né influenzare

Le cose che accadono e su cui non abbiamo controllo rientrano nella terza categoria, qui dobbiamo sforzarci di focalizzarci sulla nostra reazione alle cose di zona 3, e la nostra vita ne trarrà giovamento e serenità.

Buona vita a tutti

lunedì 8 aprile 2013

PIACERE E DOLORE: DIRIGONO TUTTO NELLA TUA VITA






Piacere e dolore, sono i due stati mentali che senza che tu te ne accorga, letteralmente ti comandano dicendoti come comportarti.

Tutto alla fine nella vita, è riconducibile a ciò: dal perché fai o non fai una dieta, alla crisi economica finanziaria, passando per el tue relazioni o per quale programam vedere alla TV la sera.

In genere le persone fanno così,

1- scappano via dal dolore o lo evitano
2- cercano il piacere

Questo non è affatto sbagliato anzi, bisogna però entrare un po piu' nello specifico e capire alcune cose.

Per esempio le tempistiche, il fatto che una cosa sia piacevole nel breve termine, non significhi che poi sarà piacevole nel lungo termine,
e viceversa un dolore nel breve termine non è detto che non si possa tramutare in un piacere nel lungo termine.

In linea di massima coloro che nella propria vita sono più focalizzati nell'evitare un dolore o un fastidio emoivo piuttosto che dirigersi verso il piacere o il proprio traguardo, sono tendenzialmente piu' pessimisti rispetto agli altri che invece risultano essere piu' ottimisti.

Ma la differenza non è poi così marcata e ben definita, in quanto ognuno di noi a seconda dell'argomento o della questione, per alcune cose saremo piu' ottimisti e per altre piu' pessimisti.

Definiamo questi due atteggiamenti:

- "verso" , definiamo così chi tende a raggiungere un proprio traguardo o obiettivo
- "via da" , definiamo così chi nella vita cercherà sempre di sfuggire da (quel dolore, quel dispiacere ecc.)

Adesso dovete tenere conto che tutto nella vita è mosso da questa semplice quanto subdola realtà del nostro cervello e quindi del nostro "essere umani", adesso vi  spiego perchè.

Molta gente si concentra su come evitare il dolore e ottenere il piacere in breve tempo e in questo modo non fa che crearsi dolori nel lungo termine.
Facciamo un esempio, ammettiamo che qualcuno voglia perdere qualche chilo di troppo.(So che questo non è mai successo a voi,stiamo solo facendo una ipotesi.)Da un lato questa persona schiera una serie di buoni motivi per dimagrire: si sentirebbe piu' sana e piu' piena di energia,entrerebbe meglio nei vestiti e si sentirebbe piu' sicura di sé. Però dall'altra parte ci sono quasi altretttante buone ragioni per non dimagrire,dovrebbe mettersi a dieta,dovrebbe patire un po' di fame,dovrebbe respingere l'impulso a mangiare cibi che ingrassano e, in fondo, perché non aspettare fino a dopo il periodo delle vacanze?
Con le ragioni così equilibrate, molta gente finisce per scegliere di rimandare il potenziale piacere di una figura sottile perché ben superato dal dolore a breve scadenza di doversi privare di certi cibi.
A breve evitiamo il dolore di sentire morsi della fame e ci concediamo il piacere di qualche patatina fritta nel breve termine. Nel lungo termine ci sentimao sempre peggio con noi stessi, senza parlare che la nostra salute ne soffre.
RICORDATE: se volete qualcosa di davvvero importante dovrete superare qualche dolore di breve durata per ottenere un piacere a lunga scadenza.

Lo stesso ragionamento puo' essere applicato per qualsiasi scelta nella vostra vita: cambio lavoro, accendere un prestito, drogarsi, dimagrire, mettere su muscoli, continuare un rapporto con una persona e/o interromperlo, acquistare beni piu' o meno futili anche se cio' danneggia il vostro budjet familiare.

E adesso, CHE IL DOLORE SIA CON NOI !!!


PIACERE E DOLORE: DIRIGONO TUTTO NELLA TUA VITA






Piacere e dolore, sono i due stati mentali che senza che tu te ne accorga, letteralmente ti comandano dicendoti come comportarti.

Tutto alla fine nella vita, è riconducibile a ciò: dal perché fai o non fai una dieta, alla crisi economica finanziaria, passando per el tue relazioni o per quale programam vedere alla TV la sera.

In genere le persone fanno così,

1- scappano via dal dolore o lo evitano
2- cercano il piacere

Questo non è affatto sbagliato anzi, bisogna però entrare un po piu' nello specifico e capire alcune cose.

Per esempio le tempistiche, il fatto che una cosa sia piacevole nel breve termine, non significhi che poi sarà piacevole nel lungo termine,
e viceversa un dolore nel breve termine non è detto che non si possa tramutare in un piacere nel lungo termine.

In linea di massima coloro che nella propria vita sono più focalizzati nell'evitare un dolore o un fastidio emoivo piuttosto che dirigersi verso il piacere o il proprio traguardo, sono tendenzialmente piu' pessimisti rispetto agli altri che invece risultano essere piu' ottimisti.

Ma la differenza non è poi così marcata e ben definita, in quanto ognuno di noi a seconda dell'argomento o della questione, per alcune cose saremo piu' ottimisti e per altre piu' pessimisti.

Definiamo questi due atteggiamenti:

- "verso" , definiamo così chi tende a raggiungere un proprio traguardo o obiettivo
- "via da" , definiamo così chi nella vita cercherà sempre di sfuggire da (quel dolore, quel dispiacere ecc.)

Adesso dovete tenere conto che tutto nella vita è mosso da questa semplice quanto subdola realtà del nostro cervello e quindi del nostro "essere umani", adesso vi  spiego perchè.

Molta gente si concentra su come evitare il dolore e ottenere il piacere in breve tempo e in questo modo non fa che crearsi dolori nel lungo termine.
Facciamo un esempio, ammettiamo che qualcuno voglia perdere qualche chilo di troppo.(So che questo non è mai successo a voi,stiamo solo facendo una ipotesi.)Da un lato questa persona schiera una serie di buoni motivi per dimagrire: si sentirebbe piu' sana e piu' piena di energia,entrerebbe meglio nei vestiti e si sentirebbe piu' sicura di sé. Però dall'altra parte ci sono quasi altretttante buone ragioni per non dimagrire,dovrebbe mettersi a dieta,dovrebbe patire un po' di fame,dovrebbe respingere l'impulso a mangiare cibi che ingrassano e, in fondo, perché non aspettare fino a dopo il periodo delle vacanze?
Con le ragioni così equilibrate, molta gente finisce per scegliere di rimandare il potenziale piacere di una figura sottile perché ben superato dal dolore a breve scadenza di doversi privare di certi cibi.
A breve evitiamo il dolore di sentire morsi della fame e ci concediamo il piacere di qualche patatina fritta nel breve termine. Nel lungo termine ci sentimao sempre peggio con noi stessi, senza parlare che la nostra salute ne soffre.
RICORDATE: se volete qualcosa di davvvero importante dovrete superare qualche dolore di breve durata per ottenere un piacere a lunga scadenza.

Lo stesso ragionamento puo' essere applicato per qualsiasi scelta nella vostra vita: cambio lavoro, accendere un prestito, drogarsi, dimagrire, mettere su muscoli, continuare un rapporto con una persona e/o interromperlo, acquistare beni piu' o meno futili anche se cio' danneggia il vostro budjet familiare.

E adesso, CHE IL DOLORE SIA CON NOI !!!


lunedì 25 marzo 2013

La PNL tra dottori ed ospedali

Tutte le professionalità legate all’ambito socio-sanitario oggi, e sempre più, risentono della necessità di un rinnovamento che riguarda in particolar modo l’aspetto comunicativo-emotivo-relazionale.
Nell’attuale scenario si assume, infatti, che gli operatori abbiano la capacità di approntare un intervento comunicativo efficace ed il cui scopo dovrebbe mirare a favorire la libera e incondizionata espressione del malato. Nondimeno quest’ultimo dovrebbe essere coinvolto attivamente contribuendo, inoltre, alla chiarificazione dei suoi dubbi e delle eventuali difficoltà connesse con il dover “vivere” la malattia.


Tale aspetto presuppone che gli operatori debbano, preventivamente, possedere delle conoscenze specifiche oltre che di natura medica e tecnica anche di natura psicologica-relazionale, volte alla buona riuscita della relazione comunicativa intesa come momento informativo, conoscitivo e terapeutico.
Ecco allora che si passa ad un nuovo orientamento relazionale che impone di mettere il cliente al centro dell’attenzione, a differenza di un passato in cui al centro era la malattia ed in cui l’operatore medico occupava una posizione più alta rispetto al paziente in un rapporto spesso paternalistico ed autoritario.
I fruitori del SSN però oggi non sono più pazienti ma clienti, cioè utenti maturi ed adeguati, che hanno diritto e forza nell’esigere un servizio che rispetti le loro aspettative e la loro natura soggettiva.
In questa mutata condizione di rapporti in cui si trova ad operare un professionista del mondo sanitario, si sono affacciate diverse nuove metodologie che possono accompagnarlo gradualmente offrendo un supporto al cambiamento; la Programmazione Neuro Linguistica (PNL) è una di queste ed oggi può offrire strumenti affinati di comprensione ed esplorazione del mondo dell’altro.
Il “Rapport”, ad esempio, è il risultato di una corretta simmetria relazionale (Pacing) che avviene spontaneamente in alcuni casi e che fa riferimento ad una serie di capacità e di comportamenti specifici che possono essere appresi ed incentivati quando non sufficientemente presenti: sensibilità interpersonale, empatia, ascolto, atteggiamento positivo, spirito di servizio, sospensione del giudizio, ecc.
Questa dimensione interpersonale non si estrinseca solo nel rapporto operatore-cliente ma anche nel rapporto operatore-operatore. Più questi sono
soddisfacenti più si traducono in una cooperazione soddisfacente che crea un output di qualità per gli utenti finali.
E’ evidente che per poter sviluppare nuove competenze che favoriscano l’incontro con l’altro, chiunque esso sia, va per prima cosa riconosciuta la difficoltà oggettiva di un operatore posto ogni giorno di fronte a situazioni di dolore e di continua richiesta di aiuto, a pressioni interne legate ai compiti da svolgere e gli obiettivi da rispettare, oltrechè la componente privata non sempre favorevole.
Il rischio che si perdano le motivazioni a svolgere adeguatamente il proprio lavoro e al meglio delle proprie energie ed intenzioni positive è molto forte. Per questo motivo acquisire strumenti di gestione delle emozioni diventa una condizione essenziale per poi poter svolgere un servizio di assistenza di livello.
Anche in questo caso la PNL può offrirci un valido supporto; partendo dall’indagine della struttura dell’esperienza soggettiva, questa disciplina ci mette a disposizione degli strumenti efficaci per una conoscenza più approfondita dei codici di programmazione del nostro sistema rappresentazionale interno che da vita agli stati emotivi.
Le Submodalità sono distinzioni sensoriali, grazie alle quali è possibile riconoscere i “mattoni” dell’esperienza su cui si può agire direttamente come muovendosi su un pannello di controllo di cui si conoscono bene i comandi e gli effetti specifici che producono.
Ma non è tutto. Per poter assolvere ad una funzione così fortemente basata sulla relazione di aiuto dell’altro è necessario avere un impianto interno fortemente centrato sulle dimensioni della missione personale, dell’identità, dei valori e delle convinzioni, per poi dar vita a competenze e a comportamenti più funzionali impattando positivamente nell’ambiente lavorativo.
Un lavoro di allineamento dei livelli di pensiero crea una nuova prospettiva orientata al self-empowerment e dunque  allo sviluppo di un sano equilibrio interno che non può che riversarsi in mutati atteggiamenti comunicativo-relazionali che favoriscano l’incontro con l’altro aumentando la qualità percepita dal cliente.
Lo sviluppo delle competenze emotive dunque diventa necessario per poter attivare anche le skills relazionali e motivare gli operatori ad investire su se stessi e sugli altri supportati da una rinnovata fiducia prima nelle proprie risorse e potenzialità e poi di conseguenza anche in quelle dei propri clienti e colleghi di lavoro.
Fornire gli strumenti per capire e gestire gli aspetti psicologici delle persone passa per un lavoro individuale che parte prima dall’operatore sanitario. Solo così egli potrà assumere adeguatamente una grande capacità che oggi il mercato esige: personalizzazione e umanizzazione del servizio offerto.

La PNL tra dottori ed ospedali

Tutte le professionalità legate all’ambito socio-sanitario oggi, e sempre più, risentono della necessità di un rinnovamento che riguarda in particolar modo l’aspetto comunicativo-emotivo-relazionale.
Nell’attuale scenario si assume, infatti, che gli operatori abbiano la capacità di approntare un intervento comunicativo efficace ed il cui scopo dovrebbe mirare a favorire la libera e incondizionata espressione del malato. Nondimeno quest’ultimo dovrebbe essere coinvolto attivamente contribuendo, inoltre, alla chiarificazione dei suoi dubbi e delle eventuali difficoltà connesse con il dover “vivere” la malattia.


Tale aspetto presuppone che gli operatori debbano, preventivamente, possedere delle conoscenze specifiche oltre che di natura medica e tecnica anche di natura psicologica-relazionale, volte alla buona riuscita della relazione comunicativa intesa come momento informativo, conoscitivo e terapeutico.
Ecco allora che si passa ad un nuovo orientamento relazionale che impone di mettere il cliente al centro dell’attenzione, a differenza di un passato in cui al centro era la malattia ed in cui l’operatore medico occupava una posizione più alta rispetto al paziente in un rapporto spesso paternalistico ed autoritario.
I fruitori del SSN però oggi non sono più pazienti ma clienti, cioè utenti maturi ed adeguati, che hanno diritto e forza nell’esigere un servizio che rispetti le loro aspettative e la loro natura soggettiva.
In questa mutata condizione di rapporti in cui si trova ad operare un professionista del mondo sanitario, si sono affacciate diverse nuove metodologie che possono accompagnarlo gradualmente offrendo un supporto al cambiamento; la Programmazione Neuro Linguistica (PNL) è una di queste ed oggi può offrire strumenti affinati di comprensione ed esplorazione del mondo dell’altro.
Il “Rapport”, ad esempio, è il risultato di una corretta simmetria relazionale (Pacing) che avviene spontaneamente in alcuni casi e che fa riferimento ad una serie di capacità e di comportamenti specifici che possono essere appresi ed incentivati quando non sufficientemente presenti: sensibilità interpersonale, empatia, ascolto, atteggiamento positivo, spirito di servizio, sospensione del giudizio, ecc.
Questa dimensione interpersonale non si estrinseca solo nel rapporto operatore-cliente ma anche nel rapporto operatore-operatore. Più questi sono